Capolavoro di Gian Giacomo Plantery, il Palazzo Saluzzo Paesana è stato definito “l’esempio più ampio e complesso di edificio nobiliare settecentesco”.


Delimitato da quattro vie e confinante con una piazza, il palazzo ha il fronte principale non su Via Garibaldi, antico decumano (uno degli assi principali della città) della Augusta Taurinorum, ma sulla perpendicolare, Via della Consolata, corrispondente alla cinta muraria dell’accampamento romano. Le facciate presentano grandi differenze.
Alle due facciate principali, ricche di stucchi e cornici, maschere e fregi, fanno da contrappunto quelle sulla piazza: nude, prive di ornamenti e severe, quasi a segnalare la natura della via, che andava a chiudere sugli juvarriani Quartieri Militari.
Attraverso il portone si può ammirare la prospettiva scenografica interna della costruzione. La complessa successione di ambienti prevede due ingressi principali che immettono ognuno in un vasto androne coperto, seguito da un portico che presenta ai lati lo scalone principale e una scala secondaria che conduce ai piani alti.
Il palazzo, strutturato in origine su due atri, è caratterizzato da un grande cortile d’onore arricchito da un doppio loggiato su due fronti contrapposti che dilatano lo spazio, facendolo apparire più ampio e capiente di quanto non sia realmente.
Esemplari sono gli sviluppi originali delle volte “planteriane”, che permettono la copertura di ampi spazi con volte a vela lunettate senza sostegni intermedi. Le forme della volta conciliano le esigenze dell’estetica classica con le caratteristiche di solidità e rappresentatività. La superficie della volta viene percepita dall’osservatore come più superfici indipendenti che si spezzano, si compongono e si complicano.

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L’appartamento al Piano Nobile, con i suoi dipinti di Domenico Guidobono, è considerato patrimonio della Torino del secolo XVIII


Salendo lo scalone dell’atrio principale del palazzo e percorrendo il loggiato, dal quale si coglie l’armoniosa scenografia del cortile d’onore, si raggiunge il portale d’ingresso adorno di stucchi, preziosi per sobrietà e eleganza. Dalla porta si accede, tramite un vestibolo, all’atrio, imponente nelle sue proporzioni (50 mq * 7,40 m di altezza), nodo di distribuzione verso il resto dell’appartamento, decorato dall’affresco a tutta volta ispirato al “giudizio di Paride” e dal grande pavimento in seminato a disegni policromi.
Da un primo spazio con quattro salette si giunge ad una delle ampie sale dalle dimensioni originarie. Finemente decorata la volta con al centro un grande affresco arricchito da “grisailles” e busti (celebranti la famiglia Saluzzo di Paesana).
La grande ed importante sala d’angolo, detta “Sala rossa” o “Camera di Parata”, che ha tuttora conservato l’aspetto originario, è la più ricca per arredo e decorazione conservati: specchiere, camino, angoliere intarsiate, porte e sovrapporte dorate.

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Un parato di damasco cremisi, guarnito da una frangia di seta “color aurora” copre le pareti e riveste le tre porte ricamate “di piccol Gallone d’oro falso”. Le sovrapporte, intagliate e dorate, racchiudono i dipinti di Domenico Guidobono: San Tommaso Apostolo, San Giuseppe con bambino, Sant’Anna e la Vergine, mentre nell’affresco del soffitto, sempre di mano del Guidobono, vi è raffigurato “Il sacrificio di Isacco”. L’affresco sulla volta illude il visitatore con un effetto di luci ed ombre che si ripete nelle lunette d’angolo dipinte a trompe-l’oeil.
La sala seguente, di minori dimensioni, è arricchita da arredi con dorature, consolles, ed ha copertura a cassettoni ottagonali in gesso del primo Novecento, decorati con motivi a piccole volute. Da questa sala si accede a due sale gemelle, anch’esse affrescate, e da queste, tramite un corridoio, ad una sala che si affaccia sul cortile d’onore.
Da una sala di disimpegno si sono ricavate due parti, una corridoio di collegamento tra atrio e locali, l’altra articolata su diversi spazi di eventi e relazione, arredati con materiali ed elementi tradizionali, adatti alla qualità ed ai criteri dell’insieme.